Tempo (3)

(Roberta Baroni)


La clessidra,  simbolo del tempo femminile, interno, ma anche del tempo storico, reale, rappresenta un tempo unico, irripetibile che dona e promette
Il vaso superiore, riserva del futuro si dilegua, mentre il vaso inferiore accumula i tesori del passato e tra i due vasi, guizzano gli attimi del presente.
La lancetta non scorre in avanti, non scivola giù, ma si muove a scatti.
E’ un tempo che ha perso la fluidità silenziosa che accompagnava l’uomo

Nella società antica era il lavoro dell’uomo a fondare e scandire il tempo; oggi è l’astratta pianificazione temporale dei suoi orologi a fondare i tempi di lavoro e dell’esistenza.
E’ il lavoro che qualifica il tempo e l’attività, non il contrario.
E’ per questo che sentiamo l’esigenza di “staccare la spina” per riappropriarci  del nostro tempo.
Ma siamo sicuri di voler veramente, consapevolmente una società in cui il tempo tecnologico, il wireless ci stanno trasformando da homo sapiens /tecnologicus ad Homo Mobilis?
Siamo sicuri che l’uomo, animale sociale per eccellenza, abbia come priorità che i luoghi da sempre adibiti come luoghi della socializzazione e dell’aggregazione debbano “essere connessi” ?
E’ possibile che in una società in cui il tempo passato è “vecchio, scaduto” , il futuro ansiogeno ed esiste solo il presente, gli uomini e le donne, riescano ancora a progettare un futuro?
Come riusciremo a progettare un futuro se la speranza è quella di mantenere un posto di lavoro precario, se la preoccupazione è quella di dover imparare ad essere così flessibili da dover continuamente azzerare le competenze apprese, le esperienze vissute perché “scadute”?

L’uomo è da sempre abituato a correre rischi, sa che il rischio è antropico e che il centro della coscienza del rischio non è “qui ed ora” nel presente, ma sarà “ là e dopo” nel futuro.
E sa anche che il rischio ha una doppia valenza : quella negativa intesa come minaccia ma anche quella positiva intesa come opportunità.

Ma oggi è l’incertezza che ci attanaglia.
E l’incertezza genera caos, ansia, affanno e la si affronta con meccanismi difensivi arcaici come il controllo esasperato, l’individualismo, l’urgenza / emergenza, l’egoismo e la chiusura.
Oggi bisogna salvarsi!

Salvarsi da un universo fluido , liquido che, essendo liquido non è solido.
E’ finita l’esistenza solida come progetto unitario in grado di collegare la dimensione presente alla possibilità di costruire un futuro solido.
Tutto è provvisorio, le aggregazioni sociali, i lavori precari, i legami affettivi, il condividere collettivo; tutto è “qui ed ora”   ( non si può più neanche invecchiare perché un corpo vecchio mostra l’inesorabile divenire, il trascorrere del tempo).
E’ una vita liquida la nostra, una vita di consumi che tratta tutto e tutti come oggetti che quando non funzionano o non soddisfano più si buttano e si cambiano.

......