Inconscio (Jung)

Jung ipotizzò che in ogni individuo esistono, al di fuori delle reminiscenze personali, grandi immagini originarie, ossia le possibilità ereditarie dell’immaginazione umana, così come è da tempi immemorabili. Non le rappresentazioni in sé, ma la possibilità di rappresentazione è considerata dall’autore ereditaria. Secondo Jung, nel trattamento possono essere riprodotte fantasie non più risalenti a ricordi personali, ma manifestazioni dello stato più profondo dell’inconscio, quello in cui giacciono le immagini originarie comuni a tutta l’umanità. A tali immagini Jung dà il nome di archètipi.
Gli archetipi sono le immagini a carattere arcaico proprie di tutta l’umanità, che si manifestano, a livello individuale, nei sogni e nelle fantasie e, a livello collettivo, nei miti, nelle fiabe e nelle opere artistiche. L’inconscio, in tal senso, ha due livelli: quello personale e quello collettivo. L’inconscio personale contiene i ricordi perduti, rimossi, perché penosi, quello collettivo rimanda ad immagini originarie, a quelle forme di rappresentazione più antiche e generali dell’umanità. Dunque, per Jung, l’inconscio non contiene solo elementi personali, ma anche impersonali, collettivi, in forma di categorie ereditate.

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