Macchine coscienti 15

La mente può, teoricamente, essere in parte imitata da un sistema funzionante in parallelo e contenente un modello di se stessa. Il connessionismo prevede una macchina le cui prestazioni siano il risultato di esperienza, evoluzione ed auto-organizzazione della macchina stessa. Allora, ottenere la "copia" della mente umana è impossibile ma le reti neurali faranno probabilmente emergere intelligenze nuove rispetto alla nostra, intelligenze in cui il computer aggiunge qualcosa di suo e lo fa in modo potenzialmente non prevedibile. Domenico Parisi sostiene che "programmare" una macchina intelligente sia una contraddizione in termini poiché un programma è una sequenza di istruzioni su come comportarsi mentre qualcuno o qualcosa si definisce intelligente perché nessuno gli ha detto come comportarsi. Per questo riprodurre l'intelligenza in un sistema artificiale così come è proposto dall'informatica è limitante. Per ora non ci sono prove su come lavori il cervello e, dal momento che manca una buona conoscenza di base, tutti i progetti sono attuati senza il conforto di teorie scientifiche ma solo in base a modelli intuitivi; si tratta di tentativi per andare oltre i limiti del computer sequenziale ad elaborazione simbolica. Mancano molte nozioni sulla nostra base biologica ed è difficile riprodurre qualcosa di cui non si è a conoscenza, che si può solo intuire. Anche se fosse possibile riprodurre la mente, quale andrebbe riprodotta? E di chi?
Gerald M. Edelman sostiene un "Darwinismo neuronale", per cui l'attività del cervello sarebbe altamente individuale, affermando che le attuali analogie col computer siano fuorvianti in quanto ignorano un principio fondamentale alla base del cervello biologico: la variabilità individuale connessa a fattori genetici ed ambientali. Inoltre, posto che la variabilità svolga un ruolo importante in termini funzionalisti, ci deve essere un principio Darwiniano di selezione per le strutture nervose o gruppi di neuroni che reagiscono più di altri a particolari stimoli. La soluzione forse sta nel cercare un'intelligenza alternativa, con meccanismi simili, ma solo simili, a quelli biologici (dal punto di vista funzionale) con un conseguente spostamento di interesse verso un'intelligenza probabilmente compatibile con quella umana ma che non ne sia per forza una "copia". Si potrebbe avere, così, una collaborazione fra due intelligenze per un unico scopo: ampliare la conoscenza. Un nuovo mondo che dovrebbe essere accettato per quello che è e compreso per come può svilupparsi e non per quello che sembra avere di umano. I risultati di un programma o di un qualsiasi sistema (se la parola programma non piace) sono frutto della nostra mente ma non per forza specchio di essa. Marceau Felden conclude il suo libro "Le songe de Minerve" dicendo che il cervello è un oggetto dalle proprietà straordinarie e forse inesplicabili ... per il cervello stesso.